di Giuseppe De Pietro

Le Isole Samoa un mondo di natura nel Oceano, rappresentano un gioiello tropicale in cui cultura millenaria e una natura incontaminata coesistono in armonia. Quest’arcipelago, situato a metà strada tra la Nuova Zelanda e le Hawaii, è composto da isole maggiori, Upolu e Savai’i, e da vari atolli più piccoli che sprigionano un fascino selvaggio e autentico. 

Il complesso delle isole Samoa è interamente di origine vulcanica e presenta un territorio abbastanza aspro. Loino nell’Oceano, Samoa è ancora oggi uno scrigno di antiche tradizioni, dove il Fa’a Samoa, ovvero “lo stile di vita samoano”, continua a essere il fondamento di una comunità orgogliosa della propria eredità e accogliente con il visitatore straniero. Gli affascinanti rituali, la musica evocativa e la danza, insieme ai magnifici paesaggi naturali, fanno di queste isole una meta imperdibile per chi è alla ricerca di esperienze culturali autentiche e panorami mozzafiato. Dal profondo blu dei suoi oceani, ideali per l’immersione tra barriere coralline e relitti, alle verdi vallate vulcaniche, Samoa offre un tripudio di colori e sensazioni che resteranno impresse nella memoria di ogni viaggiatore.

Le isole Samoa sono un arcipelago, (a poco più di tre ore di volo da Auckland) immerso nel blu del Pacifico e fanno parte della Polinesia. Sono suddivise in Samoa Orientali, che sono uno stato indipendente e comprendono: Upolu, Savai’i, Manono, Apolima (meno di 100 abitanti) Fanuatapu, (disabitata), Namua, (disabitata), Nuʻulopa, (disabitata), Nuʻulua, (disabitata), Nuʻusafeʻe, (disabitata), Nuʻutele, e le Samoa Occidentali o Americane (che invece sono un territorio d’oltremare USA) e sono: Tutuila, Aunu’u, Taʻu, Olosega, Atollo Rose (riserva naturale) e Isola Swains. Le isole maggiori di Samoa sono Upolu e Savai’i, entrambe di origine vulcanica e circondate da una splendida barriera corallina. Possiedono un ambiente naturale unico e incontaminato fatto di crateri vulcanici, cascate, laghi e foreste tropicali. Le spiagge candide sono costellate da alte e flessuose palme che quasi arrivano a toccare il mare, alternate da rocce a strapiombo che si gettano a capofitto nel blu dell’oceano. Le isole minori si trovano nel cuore placido delle lagune, protette dalla barriera corallina che placa la forza del Pacifico. L’arcipelago è grande come la Valle d’Aosta, ma incredibilmente splendido e poco battuto dal turismo di massa. Qui la vita è rilassata e ancora molto tradizionale, uno stile di vita che ha un nome proprio: “Fa’a Samoa”. Le persone sono molto gentili e accoglienti, nel tipico stile polinesiano e vi faranno sentire a casa. Potrete anche nuotare con le tartarughe, esplorare l’isola in auto oppure con piacevoli escursioni guidate.

I primi abitanti delle isole Samoa giunsero dal Sud-est asiatico più di 2 000 anni fa. Da qui essi si diressero poi ad est, verso la Polinesia, ma i primi sporadici contatti con gli europei si ebbero soltanto nel primo Settecento, per poi intensificarsi con l’arrivo di missionari e mercanti britannici negli anni trenta dell’Ottocento. Verso la fine del secolo, l’arcipelago venne diviso fra gli Stati Uniti (a cui nel 1904 andarono le isole orientali, oggi note come Samoa americane) e l’Impero Tedesco (a cui spettarono le isole occidentali, note allora come Samoa tedesche).

In seguito, con lo scoppio della Prima guerra mondiale nel 1914, le Samoa occidentali passarono alla Nuova Zelanda, dalla quale si dichiararono indipendenti nel 1962 (divenendo così il primo stato insulare dell’oceano Pacifico a raggiungere l’indipendenza).

Nel luglio 1997, con un emendamento costituzionale, il nome dello stato passò da “Samoa occidentali” a quello attuale di “Samoa”, una scelta che provocò delle proteste da parte delle vicine Samoa americane, i cui abitanti temettero che in tal modo la loro identità di samoani venisse in qualche modo sminuita, tanto che ancora oggi i samoani orientali, continuano a definire i loro vicini come samoani occidentali.

Le Samoa Occidentali di conseguenza non hanno né fiumi né laghi per via della superficie ridotta e della quasi totale mancanza di rilievi. Soltanto durante la stagione dei monsoni si formano torrenti per via della pioggia caduta, ma essi si prosciugano velocemente in estate a causa delle temperature elevate (40-48 °C).

Gran parte della fauna e della flora di Samoa è costituita da specie endemiche, ma anche qui, lo sfruttamento indiscriminato delle risorse ittiche, talvolta anche con impiego di sostanze chimiche illegali, ha purtroppo fortemente impoverito l’ambiente marino.

Per tutti questi motivi, nel 1996, il governo di Samoa ha dichiarato area naturale protetta il 3,5% della superficie del paese, inoltre ha ratificato diversi accordi internazionali volti a tutelare l’ambiente.

Il paese è retto da una monarchia costituzionale e la capitale Apia, è il maggiore centro commerciale e portuale del paese ed è sede anche di tre università.

Le isole ovviamente ospitano numerosi alberghi e villaggi turistici per accogliere i tantissimi turisti che vogliono passare le vacanze sull’isola.

La società samoana possiamo dire che è sostanzialmente rimasta legata alle sue forme tradizionali, ne sono esempio le danze tipiche che vengono molto spesso eseguite per compiacere i visitatori.

Esplorando l’Eden di biodiversità e le attività da non perdere. La natura a Samoa è una vera e propria arca di Noè, dove specie endemiche e panorami mozzafiato si susseguono a ritmo incessante. Camminare attraverso le giungle tropicali di Savai’i, dove i sentieri si intrecciano tra cascate scroscianti e piscine naturali di acqua dolce, o immergersi nell’esplorazione delle grotte di Alofaaga Blowholes è un’esperienza che ravviva lo spirito avventuroso di ogni viaggiatore. I fondali marini, abitati da coralli variopinti, pesci tropicali e tartarughe marine, sono un vero paradiso per gli amanti dello snorkeling e delle immersioni. Le acque attorno ad Upolu e Savai’i sono infatti un celebre spot per l’osservazione delle mante e di altre creature marine stupefacenti. Un luogo tra tradizione, natura e avventure nelle acque cristalline nella suggestiva bellezza dell’arcipelago di Samoa si rivela in un’avvincente simbiosi tra cultura millenaria e paesaggi naturali da togliere il fiato. Incastonato nel cuore del Pacifico, questo gruppo di isole offre un clima tropicale, caratterizzato da temperature calde e piacevoli durante tutto l’anno, interrotto solo da piogge rinfrescanti. Le due isole principali, Upolu e Savai’i, sono circondate da piccoli isolotti deserti dove la natura è selvaggia e incontaminata.

Samoa rappresenta un crogiolo di meraviglie naturali e tesori culturali che attendono di essere scoperti. Ogni passo su queste isole è un balzo in acque cristalline, foreste pluviali rigogliose e villaggi dove antichi costumi e tradizioni sono custoditi gelosamente. I viaggiatori vengono accolti dall’alofa, l’amore samoa, che si manifesta nella generosità e nell’ospitalità della popolazione locale. Esperienze come la cerimonia del kava, la danza del fuoco e la tranquilla pagaia in outrigger tra le lagune, si fondono con la possente presenza di siti naturali come le Alofaaga Blowholes, le cascate di Togitogiga e le incontaminate spiagge di Upolu e Savai’i. Non si tratta solo di visitare un luogo, ma di vivere emozioni che risvegliano l’anima e offrono una differente prospettiva sulla vita. Samoa, con i suoi tesori inestimabili, invita a rallentare il passo, a respirare profondamente e ad abbracciare un ritmo di vita che riconnette con l’essenza stessa dell’esistenza. Qui, nel cuore pulsante dell’Oceano Pacifico, la natura e la cultura si intrecciano in un mosaico di esperienze indimenticabili che rimarranno impresse nella memoria di ogni viaggiatore.Le Samoa sono situate in Polinesia e sono formate da due isole principali: Upolu, e Savai’i, più un’altra decina di isolette spesso disabitate. La barriera corallina circonda completamente Upolu e per due terzi Savai’i. L’arcipelago  è grande come la Valle d’Aosta. Nei villaggi samoani proverete “Fa’a Samoa”, ovvero la tipicità della vita Samoana. Le persone qui sono molto gentili e accoglienti,nel tipico stile polinesiano e  vi faranno sentire a casa. Potrete anche nuotare con le tartarughe, esplorare l’isola in auto oppure con piacevoli escursioni guidate.

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L’atmosfera unica di Samoa si respira attraverso i villaggi tradizionali, le cui strutture e organizzazioni sociali sono rimaste in gran parte inalterate nel tempo. Passeggiare tra queste piccole comunità significa fare un salto all’indietro nella storia, osservando da vicino la costruzione delle case, chiamate fale, e assistendo alle cerimonie che pongono al centro il ‘ava (kava), una bevanda preparata con le radici di una pianta locale e intrisa di significato culturale. La danze Samoa, conosciute come Siva, accompagnate da ritmi ipnotici battuti sui tamburi, le immancabili gonne ‘lava-lava’ e i tatuaggi tradizionali ‘pe’a’ per gli uomini e ‘malu’ per le donne, raccontano storie di vita, di battaglie e di alleanze.

Il divertimento a Samoa si intreccia con l’apprezzamento per la natura e la sostenibilità: partecipare a una giornata di pesca con i pescatori locali o esplorare le barriere coralline a bordo di una ‘alia (la tipica imbarcazione a bilancino), rappresenta un modo autentico per connettersi con il territorio e i suoi abitanti. Per chi cerca un’esperienza più rilassata, le molteplici spiagge di sabbia bianca, come la rinomata Lalomanu Beach su Upolu, offrono momenti di puro relax sotto l’ombra di palme ondeggiante. Infine, non si può lasciare Samoa senza aver gustato i sapori e i profumi della cucina locale: il palusami, foglie di taro ripiene di latte di cocco, o l’oka, il delizioso pesce crudo marinato nel succo di limone, sono solo alcune delle prelibatezze da scoprire.

Non è stato ancora stabilito con certezza il luogo di provenienza dei polinesiani che per primi colonizzarono le Samoa, benchè comunemente si supponga che siano arrivati dalle Indie Orientali, dalla Penisola della Malesia oppure dalle Filippine. Tuttavia, gli stessi samoani hanno un’opinione tutt’altro che convenzionale al riguardo: altri polinesiani possono anche essere giunti dall’Asia, ma i samoani, loro sostengono, sono originari delle Samoa. Essi ritengono di rappresentare la culla della cultura polinesiana, la razza plasmata dal dio Tagaloa quando questi era intento a creare il mondo. In effetti, il mito della creazione samoano Ë sorprendentemente simile a quello narrato nella Bibbia, fatto che ha favorito il successivo passaggio al cristianesimo. Misurazioni del radiocarbonio effettuate sui resti di un villaggio dell’Isola di Upolu (ora parte delle Samoa Occidentali) fanno risalire il sito al 1000 a.C. circa.

Nonostante la loro reputazione di terre remote ed esotiche, le Samoa erano già trafficate intorno al 1770, quando le navi mercantili che percorrevano la rotta delle spezie vi facevano regolari soste. Persino prima di allora, i pirati, i cacciatori di balene e i detenuti evasi avevano scoperto e trovato rifugio nelle accoglienti rive delle Samoa. Il primo contatto ufficiale con gli europei è datato 1722, quando l’olandese Jacob Reggeveen si fermò appena il tempo di dare un nome alle isole e salpò via nuovamente. In seguito arrivò il capitano Louis-Antoine de Bougainville, che le ribattezzò Isole dei Navigatori; fu poi la volta del conte di La Perouse, che minò duramente le relazioni pubbliche punendo alcuni samoani sorpresi a rubare nella sua nave. Gli isolani reagirono con una rappresaglia che fece oltre 50 vittime. Quando gli inglesi arrivarono, sulle tracce del turbolento Fletcher Christian e della sua banda di ammutinati, i samoani non erano affatto bendisposti. Negli scontri che seguirono molti indigeni rimasero uccisi e l’incidente impresse l’errata convinzione che i samoani fossero un popolo ostile e aggressivo.

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Testimoniò invece la loro indole bonaria il fatto che i missionari giunti all’inizio del XIX secolo, brandendo le loro bibbie e minacciando inferno e dannazione eterna, non fossero stati uccisi immediatamente. Vi furono invece conversioni in massa, favorite dalle affinità del cristianesimo con le antiche credenze samoane, nonchè dalle parole del dio Nafanua, che aveva predetto (iniziativa singolare per una divinità) l’avvento di una nuova religione migliore e più forte. Le mirabili conoscenze e la ricchezza dei palagi (gli europei, o ‘coloro che fanno esplodere il cielo’, come venivano chiamati) erano evidenti ed è probabile che l’entusiastica accettazione del cristianesimo possa essere stata determinata da un pragmatico approccio alle questioni divine e terrene piuttosto che dalla cieca fede. Il compito di diffondere la buona novella del Signore sulle isole, all’inizio del XIX secolo, era affidato a diversi fanatici indipendenti. La situazione cambiò nel 1836, quando John Williams e Charles Barff divennero i primi due uomini ad assumere incarichi missionari ufficiali nelle Samoa. Williams converti un vasto numero di samoani, prima di finire come portata principale in un tradizionale banchetto melanesiano. Ma, nonostante questi occasionali eventi, l’influenza dei missionari fu considerevole e anche oggi le Samoa e le isole vicine sono note come fascia ‘Bible beltof of the Pacific’ (fascia della Bibbia del Pacifico).

Sebbene gli americani intrattenessero già relazioni commerciali con i capi delle isole, i rapporti tra i due paesi divennero particolarmente stretti nel 1872, quando gli USA ottennero dal Grande Capo dell’Isola di Tutuila l’esclusivo permesso di utilizzare il Porto di Pago Pago – famoso fino allora come porto per le baleniere. Anche gli inglesi e i prussiani avevano da tempo interessi politici e commerciali nella regione e intorno al 1880 fra i tre stati iniziò una sorta di braccio di ferro per assicurarsi la supremazia. Fu introdotto un sistema di governo basato sulla suddivisione del potere. Tuttavia, dato il carattere precario delle cariche coloniali, queste soluzioni non avevano alcuna possibilità di successo. Le potenze decisero di schierare la flotta da guerra e la tensione crebbe. Altre navi vennero allineate fino a che non vi furono almeno sette navi da guerra a ingorgare le acque all’interno dei ristretti confini del Porto di Apia (oggi nelle Samoa Occidentali). La situazione presto degenerò – gli inglesi, gli americani e i prussiani si trovavano in una situazione di stallo – ma la soluzione finale giunse totalmente inattesa. I potenti rivali erano cosÏ impegnati a controllarsi l’un l’altro da non notare che il barometro stava scendendo e, prima che potessero rendersene conto, un ciclone di proporzioni monumentali si abbattè sul porto. Placatasi finalmente la furia del vento, l’unica nave rimasta fu la britannica Calliope. La tempesta sembrÚ instillare un po’ di buonsenso negli avversari, che nel 1889 si misero intorno a un tavolo per negoziare un accordo. Dopo circa un decennio, le Samoa occidentali andarono ai prussiani, quelle orientali agli americani e gli inglesi – contenti della rinuncia dei prussiani a rivendicare le Tonga, le Isole Salomone e Niue – tornarono nella loro madrepatria.

L’annessione ufficiale della Samoa orientali da parte degli USA avvenne il 17 aprile del 1900, quando la regione fu posta sotto la protezione del Dipartimento della Marina. I diritti tradizionali furono rispettati in cambio di una base militare e uno scalo per il rifornimento del carbone. Gli abitanti delle isole divennero cittadini americani, sebbene non a pieno titolo. Difatti non era (e non è ancora) consentito loro di votare nelle elezioni degli USA. Fino agli anni ’60 le Samoa Americane mantennero quasi completamente le loro tradizioni. Tuttavia, con la pubblicazione su una rivista americana di un articolo intitolato ‘America’s Shame in the South Seas’ (La vergogna dell’America nei Mari del Sud: una denuncia della ‘povertà del semplice stile di vita della gente locale), la tenue e moderata presenza degli USA cambiò improvvisamente. Il presidente Kennedy infatti iniziò a distruggere le tradizioni locali, e le Samoa Americane divennero un cantiere in costruzione.

Nel giro di pochi anni, le Samoa importarono molte cose dal mondo moderno, tra cui case in stile europeo, impianti di trattamento dei liquami, un aeroporto internazionale, stabilimenti per la produzione di tonno in scatola, televisione, alcolismo, crimine, disoccupazione e delinquenza minorile. Quando nel 1967 i fondi per il progetto di modernizzazione furono esauriti, i Samoani stavano già rammaricandosi per la perdita delle loro tradizioni e per la creazione di uno stato sociale privo di direzione. Con l’attenzione degli USA ormai concentrata sul Sud-est asiatico, gli anni successivi videro il lento, ma continuo disfacimento della nuova società. In una serie di referendum, i Samoani americani votarono per restare sotto il controllo di governatori designati, ma dopo una dimostrazione di coercizione da parte di Washington, gli isolani decisero di essere pronti per un governo eletto democraticamente e per un certo grado di autonomia. 

Nei villaggi samoani proverete “Fa’a Samoa”, ovvero la tipicità della vita Samoana. Le persone qui sono molto gentili e accoglienti, nel tipico stile polinesiano e  vi faranno sentire a casa. Potrete anche nuotare con le tartarughe, esplorare l’isola in auto oppure con piacevoli escursioni guidate.Le Samoa sono situate in Polinesia e sono formate da due isole principali: Upolu, e Savai’i, più un’altra decina di isolette spesso disabitate. La barriera corallina circonda completamente Upolu e per due terzi Savai’i. L’arcipelago  è grande come la Valle d’Aosta. Nei villaggi samoani proverete “Fa’a Samoa”, ovvero la tipicità della vita Samoana. Le persone qui sono molto gentili e accoglienti,nel tipico stile polinesiano e  vi faranno sentire a casa. Potrete anche nuotare con le tartarughe, esplorare l’isola in auto oppure con piacevoli escursioni guidate.

Sul finire del 2011 Samoa e la vicina dipendenza neozelandese di Tokelau hanno per così dire ‘attraversato’ la linea internazionale del cambiamento di data, passando da est ad ovest di essa; ma cos’è precisamente questa linea ed a cosa serve?

Nel 19° secolo ogni città adottava un proprio orario solare locale che, con lo sviluppo di sistemi di trasporto sempre più veloci ed efficenti, iniziava a creare problemi pratici notevoli, si pensi alle stazioni ferroviarie ed agli orari di partenza ed arrivo dei treni che non erano uniformi; per questo dal 1° Novembre 1884 entrarono in vigore i fusi orari, allo scopo di semplificare e rendere universale la determinazione dell’orario in ogni parte del Mondo.

Si divise così il Pianeta in 24 fasce orarie ampie ognuna 15°, centrate sui meridiani con longitudine multipla di 15°, partendo da quello di Greenwich ed aumentando l’orario di 1 ora ogni fuso orario verso est e sottraendo via via 1 ora verso ovest. Il fuso orario UTC (Tempo Coordinato Universale) ha quindi come meridiano centrale quello di Greenwich ed il fuso orario va dai 7° 50′ ovest ai 7° 50′ est.

L’adozione di questo sistema portava però un problema, compiendo il giro del Mondo, all’entrata in ognuno dei 24 fusi vanno spostate le lancette dell’orologio in avanti o indietro di 1 ora e quando si sarà tornati al punto di partenza si saranno accumulate o mancheranno 24 ore, a seconda della direzione del viaggio.

In pratica avendo spostato ogni volta le lancette in avanti di 1 ora per ogni fuso orario attraversato ci troviamo ad avere 24 ore in più sull’orario reale, per questo motivo all’opposto del meridiano di Greenwich e quindi lungo il 180° meridiano, è stata creata una linea immaginaria, la linea internazionale del cambio di data, da cui si inizia a contare ogni nuova giornata attraversando i diversi fusi da est ad ovest; quando la si attraversa procedendo verso est bisogna contare due volte la stessa data, viaggiando in senso opposto si deve invece saltare un giorno; in questa maniera i conti tornano, nell’esempio precedente si conta infatti due volte il 18 Dicembre e non si passa al giorno sucessivo. Alla fine del 2011 è stato quindi effettuato questo ‘trasferimento’ ad ovest della linea, o meglio è stata spostata la linea più ad est, per fare ciò dal 29 Dicembre si è passati sul calendario direttamente al 31 Dicembre.

Samoa adotta nel periodo estivo (da fine Settembre ad inizio Aprile essendo nell’emisfero boreale) l’ora legale, al contrario delle Samoa Americane, col risultato che la differenza diventa di 25 ore, quindi alle 00.30 del 25 Novembre di Apia, capitale di Samoa, saranno ancora le 23.30 del 23 Novembre a Pago Pago, nelle Samoa Americane.