di Giuseppe De Pietro
La più bella regione d’Italia: un’ orgia inaudita di colori, di profumi, di luci, una grande goduria.

Il nome “Sicilia” ha origini antiche e profonde, legate alla storia millenaria dell’isola. Deriva dal termine greco “Sikelia”, utilizzato per designare la regione abitata dalla popolazione dei Siculi, uno dei principali gruppi etnici che vivevano nella parte orientale dell’isola prima dell’arrivo dei coloni greci. Questo termine è legato al popolo dei Siculi, che si stabilirono principalmente nella zona dell’attuale Sicilia orientale, tra l’Etna e il mare Ionio.

Quando i greci, che avevano fondato colonie sulle coste dell’isola fin dal VIII secolo a.C., arrivarono, adottarono il nome “Sikelia” per identificare l’intera isola. La loro presenza influenzò profondamente la cultura siciliana, portando con sé la lingua, le tradizioni e la filosofia greca. La parola “Sikelia” non si limitava a descrivere una zona geografica, ma divenne simbolo di una terra ricca di storia e cultura, capace di abbracciare diverse influenze attraverso le epoche. Con il passare del tempo, il nome “Sicilia” si consolidò, diventando sinonimo di tutta l’isola.

Esploriamo la Sicilia, l’isola più grande del Mediterraneo, i cui paesaggi, spiagge e tesori artistici promettono un viaggio affascinante. Passaggio di Romani, Arabi, Normanni, Svevi e Spagnoli lungo le sue coste e i suoi paesaggi non ha lasciato solo un segno irresistibile, ma anche un mix di influenze tipicamente mediterranee.

Esattamente 23 anni fa, il 10 agosto 2012, mi trovavo in una villa alle pendici dell’Etna, da solo, a casa di un amico conosciuto a Roma, un catanese che ormai da anni vive a Ginevra. Avevo 55 anni, e quell’estate feci un viaggio in Sicilia che prevedeva un “reportage fotografico ed articolo” alla casa di Franco Battiato. Finì per diventare una delle esperienze più indimenticabili della mia vita.

Mentre “scendevo” in Calabria, sul treno sovraffollato per 10 ore, vidi per la prima volta Perduto Amor, il film autobiografico dello stesso Battiato. Ne rimasi folgorato, per cui mi venne voglia di andarlo a trovare, a casa sua, a Milo, in provincia di Catania. E così feci.

La prima notte la passai a Riposto, sulla costa, poi la mattina seguente partii con una valigia di pelle (bella ma scomodissima) per la salita verso la casa del mio amico. Purtroppo non era lì, o almeno non mi aprì nessuno, però successe qualcosa di altrettanto affascinante. Gaspare, un insegnante in villeggiatura, incontrato nella piazza del paese, fu talmente incuriosito dalla mia storia che decise di portarmi a casa sua e di ospitarmi “per qualche notte”.La cosa ancora più divertente, una volta arrivati alla villetta, fu quella di trovare la moglie fuori in giardino con le valigie pronte.“Mi sono dimenticato di dirti che noi ce ne stiamo andando ad Agrigento, si laurea mio nipote. Quindi te ne puoi stare qua, quanto vuoi, basta che mi bagni il giardino. Quando te ne vai, la chiave la metti sotto quella tegola.” Furono le parole di Gaspare.

Così, dopo essermi sistemato (e probabilmente fatto un pisolino), decisi di buttare giù due righe che poi ho pubblicato. Riguardandolo per caso nel mio archivio fotografico, ho incontrato una venticinquenne sognatrice, pienamente gettata nelle braccia della vita, senza programmi, senza scadenze. Assomiglia di più a flusso di coscienza, libero, un tanto boemienne, a volte barocca e ingenuamente altisonante.Alcune foto di alcuni anni fa, te li metto qui sotto, mi vergogno un po’ ma chissenefrega. Sappi solo che i tempi editoriali non sono proprio quelli dei social. Lo leggo in un quarto d’ora ed è mooolto. A tratti è sconclusionato, ma è il ritratto sincero di una ragazza che stava cercando se stessa. Qui dentro, comunque, ho ritrovato il germe di molti tratti della personalità che poi ho coltivato, oppure ho deciso di superare, negli anni seguenti come la costante presenza di un’ostacolo contro la piena gratificazione. Un limite su cui ho lavorato parecchio negli anni successivi; la volontà di fare esperienze fuori dall’ordinario; la fiducia nel fatto che la vita ti sorprende sempre, che ripaga il coraggio e le scelte non convenzionali; la bellezza come espressione dello stato di flusso, di quando le cose “scorrono fluide, senza intoppi” come dico nel video; l’amore viscerale per il Sud d’Italia ed un sincero entusiasmo per l’avventura e l’indefinito.

Alla fine, in quella casa ci sono stato una settimana. Ho stretto una bella amicizia con un cane marrone dal lungo pelo che mi veniva a trovare tutti i giorni, ho fedelmente annaffiato il giardino, ho passato lunghe ore immerso nella lettura di Borges che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente. Di pomeriggio, Giovanni, il vicino in questione, mi prelevava con la sua 500 targata Ragusa e mi portava in giro per le strade etnee, a casa di amici, a mangiare arancini o granite a Zafferana. Abbiamo passato nottate a guardare le stelle, che a tratti sembravano riflettersi nei fuochi d’artificio lungo la costa, abbiamo conversato di filosofia, di giardinaggio, di come fare i liquori con qualsiasi ingrediente. Questa mattina (domenica) ho iniziato un ritiro intensivo di meditazione che durerà fino a domenica prossima. Non avrò contatti con l’esterno per limitare al massimo le distrazioni, però ho deciso di dedicare un pò di tempo per fotografare in giro dell’esperienza, dove racconto un po’ quello che si fa e perché lo si fa.

La Sicilia, pur in un periodo di crisi globale, resta sempre una delle mete preferite del turismo italiano e internazionale, grazie a un’off erta variegata che può abbracciare i gusti di tutti i “viaggiatori”. Siamo pronti a una nuova sfida: nel 2010, la Sicilia si presenterà infatti come capitale della cultura in tutta l’area del Mediterraneo. E questo grazie anche al Circuito del Mito, nato dodici anni fa da un’idea di Franco Zeffirelli e che oggi ritorna, senza dimenticare le tante manifestazioni, da Taormina Arte alle rappresentazioni classiche di Siracusa, di Segesta, alle Orestiadi di Gibellina e tante altre ancora, vero fi ore all’occhiello dell’organizzazione turistico-culturale della nostra regione. Da sempre sosteniamo che il turista non può essere più aspettato, ma deve essere sollecitato e lo faremo presentando, alle prossime e più importanti Borse del Turismo, il programma degli eventi 2010 della Regione Sicilia, con un cartellone ricco di manifestazioni, dallo sport, alla cultura, alla natura, all’enogastronomia, sparsi in tutt o il territorio siciliano. Eventi ai quali saranno affiancati pacchett i turistici, organizzati in collaborazione con tutte le associazioni di categoria interessate ai flussi turistici verso la Sicilia. Culliamo il sogno di un’Isola, cuore del Mediterraneo, viva e ricca di suggestioni. Il sogno di una terra del Mito, bella e accogliente, piena di sole e luce, di grande fierezza e voglia di riscatto. Lontano dal mare, più vicini all’anima, la Sicilia che non ti aspetti esiste davvero. Tra rigenerazione urbana e tradizioni millenarie, tre giorni dentro un viaggio sospeso tra storia, arte e sapori che diventano esperienza totale dei sensi.

La più bella regione d’Italia: un’orgia inaudita di colori, di profumi, di luci, una grande goduria. Allora incontro ti verran le belle spiagge della Trinacria isola, dove pasce il gregge del sol, pasce l’armento. Comincia a gennaio la primavera siciliana, e via via che le piante fioriscono diventa il giardino di una maga: germoglia la menta sulle rive dei ruscelli, gli alberi morti si inghirlandano di rose canine, persino il brutale cactus mette teneri fiori. Quindi non mi fa paura l’arrivo dell’inverno: quale migliore prospettiva che quella di sedere davanti al fuoco ad aspettare la primavera?

ìI siciliani, dato che sono perfetti e perciò non devono cambiare, sanno vivere con la complicità della loro storia e di una tradizione estremamente complessa e variegata. Questo modo di vivere trasforma il brutto in un qualcosa che diventa bello, e tutto in qualcosa di pulsante, reale. Il caos sublime è una qualità che ha questo popolo e che possiede quest’isola, dove non si riesce a trovare la chiave dell’algoritmo, che è quello che regola il caos e che nessuno ha mai trovato, ma che esiste. È l’aspetto del sublime, il lato poetico dell’essere umano.In Sicilia il sole non tramonta mai davvero. Indugia sui templi, accarezza le colline, si rifrange sui muri caldi di tufo, riaccendendo la memoria in ogni angolo. Un viaggio di tre giorni nel cuore di questa terra antica, tra Agrigento e le sue meraviglie circostanti, si è trasformato in un’esperienza immersiva dove arte, cultura e bellezza si sono intrecciate in un racconto vivo, denso, irripetibile, unico, lontano dalle coste, nel cuore pulsante di una regione che custodisce memorie profonde, cultura vibrante e una natura che profuma di millenni. Non c’è stato il respiro salmastro delle onde, ma quello intenso di piante secolari e arboree millenarie: il profumo del pistacchio e del rosmarino selvatico, del carrubo e dei fichi agrumati, dell’intenso gelsomino e dei gelsi rossi, che si mescolano nell’aria calda con le note pungenti di menta, origano e santolina. Il paesaggio si distende morbido e accogliente: onde di ulivi nodosi si alternano a vigneti rigogliosi, dai toni del giallo antico, dell’ocra e del verde paglierino. Qui la natura non opprime, ma rigenera, mentre l’aria è intrisa di profumi che raccontano l’essenza della Sicilia più autentica, fatta di giardini classici e spontanei, dove melograni, ciliegi e mele cotogne accarezzano il sole. Tra rigenerazione urbana e radici secolari, questo viaggio ha attraversato Agrigento e le realtà che ne amplificano il fascino, un percorso sospeso tra storia, arte e sapori che si fa esperienza totale dei sensi, ben oltre l’immagine consueta della Sicilia.

La città della luce. C’è una città in cui la luce disegna i contorni del passato e accende visioni contemporanee. Si attraversa a piedi, lentamente, come si sfoglia un libro scritto nella pietra. Poi si scopre che è Agrigento, ma a quel punto è già entrata sottopelle. Agrigento non si guarda, si attraversa. Si ascolta. Si assorbe come una lingua antica. Ha la voce di chi ha visto tutto: dominazioni, declini, rinascite. E oggi si offre ai viaggiatori con quella dignità quieta delle città che non hanno nulla da dimostrare. La Valle dei Templi appare come una visione: solenne, immobile e viva. Una vertigine di bellezza sospesa tra il cielo e il mare. Ma è lei, la nostra guida messicana con sangue siciliano, a renderla incandescente. Cammina tra le rovine come una sacerdotessa contemporanea. Le sue parole ondeggiano tra lo spagnolo e il dialetto, tra la leggerezza di una risata e la gravità della storia. “La Sicilia è la regione più sexy del mondo”, ci dice, “perché qui tutto vibra: la pietra, il vento, la memoria”. Ci muoviamo tra il Tempio di Giunone, quello di Ercole, e poi lui, il Tempio della Concordia: perfetto, luminoso, invincibile. Ha resistito a secoli di guerre, terremoti, intemperie. E sta lì, come un faro. Camminare lungo il decumano sacro, circondati da ulivi nodosi e cespugli di mirto, è un’esperienza che sconfina nel mistico. Il silenzio è pieno di voci, la luce della Luna taglia l’aria come una promessa. Sotto i nostri piedi, ogni granello di terra custodisce un’eco. Sopra le nostre teste, il cielo si fa specchio. E in mezzo, ci siamo noi: piccoli e immensi, come diceva la nostra guida, “nel momento esatto in cui ti rendi conto che anche tu sei storia”.

Arte e rinascita che trasformano l’anima.Esistono alcune città siciliane che non si accontentano di essere belle: vogliono essere visione, cambiamento, scossa. Favara è una di queste, sorprende chi la visita. Non è solo una città, ma un ritmo diverso, un’energia che ti spinge a riconsiderare ciò che pensavi di sapere, tra arte e memoria. È polvere di sole, contrasti ruvidi e gentili, muri che sussurrano riscatto. A venti minuti da Agrigento, in quella Sicilia dell’interno che non si concede subito, sorge Farm Cultural Park: un sogno visionario nato da un atto d’amore. Quello tra Andrea Bartoli e Florinda Saieva, coppia nella vita e nella rivoluzione. Nel 2010 hanno guardato Favara – in bilico tra abbandono e dimenticanza – e hanno scelto di non voltarsi. Di restare. E, restando, hanno dato vita a qualcosa di straordinario: un centro di cultura contemporanea a cielo aperto, tra i primi in Europa, dove l’arte urbana plasma la materia e l’anima. Hanno raccolto ciò che sembrava perduto e lo hanno fatto esplodere di colore, di energia, di futuro. Camminare tra le viuzze della Farm è come entrare in un mondo parallelo: porte rosa shocking, scale che portano al cielo, cortili che sembrano set cinematografici, installazioni che ti chiedono di fermarti, di sentire, di pensare. Qui ogni angolo parla, ogni muro sussurra storie di bambini, di artisti, di madri, di anziani che hanno ricominciato a uscire di casa perché “finalmente c’è qualcosa da vedere”.

La quarta edizione di Countless Cities – biennale delle città del mondo – non è solo una mostra: è un atto di fiducia collettiva. Gela, Alcamo, Palermo, Aragona, Mazzarino: città diverse, problemi comuni, linguaggi nuovi. Le installazioni si moltiplicano come vene in un organismo vivo, si aprono spazi di confronto, visioni, utopie concrete. Favara è diventata centro e periferia del mondo allo stesso tempo. Ci accoglie un tramonto fiammeggiante che incendia i tetti, una luce calda che sembra disegnata da Caravaggio e riscritta da Banksy. E, nel silenzio vibrante del cortile principale, ci rendiamo conto che la bellezza qui non è estetica: è etica. È scelta. È sfida. È possibilità. Non lontano, Agrigento ci sorprende ancora con un luogo emblematico, profondamente legato alla rinascita culturale che attraversa questo territorio: l’ex carcere di San Vito. Chiuso da trent’anni, oggi è un simbolo di libertà ritrovata. Dove un tempo si contavano le ore d’aria, ora galleggia l’acqua trasparente di una piscina, simbolo catartico di rinascita e coraggio creativo. Le celle sono diventate stanze d’arte, spazi di sperimentazione e confronto. Appena inaugurato rappresenta una tappa simbolica del progetto Countless Cities e del lavoro di Farm Cultural Park. Qui la rigenerazione non è solo urbanistica, ma emotiva: lo spazio viene restituito alla comunità con un linguaggio nuovo, fatto di arte, incontri, inclusione. È un colpo al cuore vedere come ciò che era simbolo di reclusione oggi diventi luogo di apertura, futuro, possibilità.

La memoria nel piatto. A metà giornata, c’è un viaggio nel viaggio: quello che porta a Licata, nel regno visionario di Pino Cuttaia. La (sua nuova) Madia non è un semplice ristorante, ma un luogo sospeso tra il mare e la memoria, dove ogni piatto è racconto, evocazione, ritorno. Pino Cuttaia, due stelle Michelin e l’anima di un poeta del gusto, ci accoglie in uno spazio che parla la lingua della luce, del silenzio, della Sicilia più autentica. L’interior design, firmato dallo studio di Fatima Costa, è un abbraccio di materie: radici di legno plasmate in forme meravigliose si intrecciano con mura ricoperte di legno caldo, mentre tocchi laccati di arancio accendono l’ambiente, sedute color marron glacé invitano alla calma e freschezza marmoree verde smeraldo disegnano superfici vibranti, quasi liquide. I piatti – essenziali, profondi, sussurrati – ripercorrono storie familiari e gesti antichi: la crème brûlée di polpo che profuma di domeniche in riva al mare, la cernia in finta brace come fosse carbone da disegno, la nuova cassata destrutturata che racchiude infanzia e rivoluzione. Qui la cucina è una forma d’arte totale: accogliente ma mai scontata, colta ma immediata, capace di toccare corde intime. La Madia – che in siciliano significa “al centro” – è davvero il centro emotivo di un’isola che sa ancora raccontarsi con rispetto, coraggio e amore.

Tra viti, ulivi e storie di famiglia Appena fuori dal centro di Favara, tra filari di vigne, ulivi e profumo di mandorli, ci sono le Tenute Camilleri, un angolo di quiete che sa di casa e di terra buona. A gestirle sono Calogero e sua moglie, con quella gentilezza concreta e generosa che in Sicilia è regola non scritta. Calogero rappresenta l’ultima generazione della famiglia, cresciuto tra botti e raccolti, oggi custode di una tradizione agricola che ha scelto di portare avanti con passione e semplicità. Qui il tempo rallenta: si dorme in camere immerse nella campagna, si mangia sotto un pergolato con vista sui campi, si beve il vino prodotto con le uve di casa e si assaggia l’olio, le conserve, i pomodori secchi messi via a mano. Non è solo un agriturismo: è un invito gentile a fermarsi, ascoltare la natura e condividere una Sicilia vera, fuori dai cliché.

La Sicilia nel gusto e nel pensiero. Poi arriva la cena. Ma chiamarla così è riduttivo. Casa Diodoros è un’esperienza filosofica travestita da ristorazione. Sorge a pochi passi dal Tempio della Concordia, ma è come se fosse dentro il tempo e fuori dallo spazio. Una struttura in pietra, semplice e raffinata, che dialoga con la natura circostante con rispetto e poesia. Qui ogni piatto è narrazione. Il cous cous profuma di viaggi e ritorni, gli ortaggi raccontano le stagioni, il vino sussurra segreti lavici. La cucina del Parco Archeologico, attraverso il progetto Diodoros, si fa testimone di un’identità precisa: non folclore, ma consapevolezza. Non souvenir, ma semina. Mangiamo guardando i templi: è come cenare nel ventre della storia. I discorsi si abbassano, gli sguardi si allungano, i sensi si amplificano. Il tempo rallenta. E noi con lui. C’è una lentezza necessaria in Sicilia, una sacralità del presente che ti obbliga a esserci davvero.

Dove l’arte veste lo shopping. Nel cuore dell’isola, lungo l’autostrada che collega Palermo a Catania, sorge Sicilia Outlet Village: 36.000 m², oltre 170 boutique dei più prestigiosi marchi internazionali, 3.000 posti auto gratuiti e, soprattutto, un’idea forte di shopping tourism. Ma il Village è molto più di un centro commerciale: è un laboratorio di contaminazioni, di cultura, di visione. Con il progetto “Spreading Happiness” firmato da Farm Cultural Park, il Village si è trasformato in una galleria d’arte all’aperto. I murales di Motorefisico, le fotografie di Paolo Raeli, le installazioni colorate di Domenico Pellegrino, le trame poetiche di Nespoon e le figure oniriche e femminili de La Fille Bertha non sono solo decorazioni: sono inviti al pensiero, aperture al bello. Camminare tra le boutique non è più solo un atto d’acquisto, ma un’esperienza estetica e sensoriale. I visitatori si muovono tra opere e vetrine, tra design e visioni contemporanee, in un dialogo continuo tra arte e territorio. Andrea Bartoli lo racconta così: “L’arte trova spazio anche nei contesti più inaspettati, trasforma il quotidiano in straordinario e restituisce dignità a spazi dimenticati”. E ha ragione.

La Sicilia è un’opera viva. In questi tre giorni abbiamo viaggiato dentro un’isola che cambia pelle, che guarda al futuro restando fedele a sé stessa. Dalla maestosità della Valle dei Templi alla poetica urbana di Farm Cultural Park, dalla rivoluzione dolce di un carcere che diventa piscina alla fusione perfetta tra arte e commercio al Sicilia Outlet Village, la Sicilia si racconta come terra di visioni, coraggio e bellezza. È un viaggio che non si misura in chilometri, ma in respiri, incontri, emozioni. Come ci ha detto la nostra guida: “Viaggiare ti cambia l’anima”. E la Sicilia, in questo senso, è la cura perfetta: generosa, antica, potentemente viva.

Una settimana alla scoperta della Sicilia meridionale. Eclettica e nobile, teatrale e delicata, estrema e intima, la Sicilia orientale ha un’anima complessa e multiculturale. Figlia di una storia che le ha lasciato in eredità il fascino ineguagliabile dei luoghi di frontiera, questa zona dell’isola declina le diverse anime del Mediterraneo. Dai templi greci ai monumenti romani, da città come Scicli, Modica e Ragusa che sembrano fondersi con le rocce alle quali si aggrappano alle prodigiose architetture barocche, dalle spiagge caraibiche alle prelibatezze culinarie, qui potrete vivere un’esperienza trasversale che da un lato alimenterà la vostra voglia di viaggiare, dall’altro insinuerà in voi quel sentimento di nostalgia che vi costringerà a tornarci ancora. Oggi vi raccontiamo cosa vedere nella Sicilia meridionale.

Iniziate il vostro tour della Sicilia del sud da Siracusa. Arrivando, all’ingresso della città, troverete il sorprendente Parco Archeologico Neapolis, che racchiude in pochi metri quadrati migliaia di anni di storia: il Teatro Greco, l’Anfiteatro Romano, l’Ara di Jerone, maestoso altare lungo quasi duecento metri sul quali venivano sacrificati fino a quattrocento capi di bestiame, e l’incredibile Orecchio di Dionisio, grotta artificiale la cui forma sinuosa, che ricorda la coclea, amplifica i suoni con la potenza di un moderno apparecchio digitale. Addentratevi quindi nel centro di Siracusa fino a raggiungere il ponte che la collega a Ortigia. Una volta raggiunta la piccola isola impregnata di fascino decadente, lasciatevi incantare dai profumi mediterranei, dai colori sgargianti e dalle voci affabulatrici del mercato, perdetevi tra gli stretti vicoli del quartiere ebraico, sedetevi al tavolo di uno dei tanti ristoranti per gustare un piatto di ottimo pesce prima di abbandonarvi alla contemplazione della bellezza del Duomo, une delle migliori espressioni del barocco siciliano. La vostra visita di Ortigia non termina qui: da vedere ci sono ancora la Fontana di Diana, la Fonte Aretusa e il Castello Maniace, risalente al periodo svevo, che spesso ospita interessanti mostre.

Ortigia, una piccola isola impregnata di fascino decadente. Se durante la vostra settimana in Sicilia volete fare anche un po’ di mare, le piagge non mancano lungo la costa: ci sono diversi bagni attrezzati sul lato occidentale dell’isola, mentre in alcuni punti di quello orientale potrete tuffarvi direttamente dagli scogli. Bastano però pochi minuti di macchina per arrivare al Plemmirio, promontorio dove vi attendono spiagge di sabbia bianca e mare turchese, oltre all’affascinante Faro di Murro di Porco, affacciato su scogliere selvagge che si gettano a picco sul mare.

La Riserva di Vendicari e Noto. Proseguendo lungo la costa meridionale, una tappa a Fontane Bianche è d’obbligo: la lingua di sabbia immacolata incorniciata dalle palme e lambita dalle acque trasparenti del mare vi faranno sentire ai Caraibi, ma non appena vi siederete al ristorante il menù vi farà tornare nella meravigliosa realtà sicula, condita da arancini, pasta alla norma, pesce in tutte le salse e gli immancabili cannoli. Immersi in questa estasi marina, attendete quindi la fine del pomeriggio, momento ideale per scoprire Noto, piccola bomboniera barocca che sprigiona tutto il suo fascino al tramonto, quando la luce dorata dipinge di riflessi caldi le decorazioni barocche dei suoi edifici, delle sue chiese e del Duomo.

Tappa successiva sarà la Riserva naturale orientata Oasi Faunistica di Vendicari. Arrivati al parcheggio di Calamosche, fermatevi all’agriturismo per fare rifornimento di acqua, arancini e pane cunzato perché vi attende una camminata di un’ora circa che, lungo un sentiero a fil di mare, vi porterà alla zona delle paludi, dove non è raro incrociare fenicotteri e aironi, e fino ai resti dell’antica tonnara, di origini arabe, e della Torre sveva di Vendicari del 1400. Da qui si apre una baia dalla bellezza sfrontata, dove potrete recuperare le forze tra un bagno in mare e una pennichella sulla sabbia dorata, prima di prepararvi per la serata a Marzamemi, piccolo borgo di pescatori la cui suggestiva piazzetta vi ammalierà.

L’itinerario prosegue con una sosta all’Isola delle Correnti, il punto più a sud della Sicilia, luogo dal fascino misterioso dove il Mar Mediterraneo e lo Ionio si sfiorano e dove si racconta sia approdato Ulisse tornando da Troia. Abbandonate quindi il mare per qualche giorno: addentrandovi nelle valli dei Monti Iblei sarete abbagliati dallo splendore di Scicli, Modica e Ragusa. Iniziate ad abituare i vostri occhi a una nuova bellezza partendo da Scicli. Le case di questa piccola città sono la prosecuzione naturale delle rocce alle quali sono addossate e sembrano quasi inchinarsi alla superbia degli edifici in stile barocco che svettano sopra i tetti. Proseguite il vostro viaggio fino a Modica, che vi incanterà con una serie di vicoli, scalinate e chiese e dove sarà inevitabile cedere alla tentazione di deliziare il palato con qualche assaggio della cioccolata famosa in tutto il mondo. Ultima tappa di questo tris barocco è Ragusa Ibla, la parte vecchia della città. Dopo una passeggiata tra le vie del centro nel tardo pomeriggio, vi aspetta un’impresa tanto faticosa quanto appagante: affrontate la scalinata che sale verso la città nuova e, una volta arrivati in cima, troverete il bar Al Gradino 284, un piccolo locale che ha fatto delle scale il proprio dehors. Seduti sui gradini, gustatevi un aperitivo accompagnato dalla poesia del sole che tramonta avvolgendo le case del centro storico di una luce calda e magica.

Un paio d’ore di macchina in direzione di Agrigento e sarete all’ultima tappa di questo viaggio alla scoperta della Sicilia meridionale. Prima di lasciarvi trasportare nella storia dai monumenti della Valle dei Templi, fate un salto a Favara per visitare il Farm Cultural Park, un progetto che ha permesso di recuperare il quartiere del centro storico, anche detto dei Sette Cortili, grazie all’arte contemporanea. Centro culturale e turistico nel quale vengono allestite mostre pittoriche temporanee e dove trovano spazio installazioni permanenti e opere di street art, questo progetto è un grande esempio di come l’arte possa rivitalizzare un intero paese. Aspettate il tramonto per andare alla Scala dei Turchi, l’ultima perla di questo viaggio: un anfiteatro di roccia bianca, chiamata marna, che si tuffa a picco nel mare, regalando uno spettacolo che rimarrà impresso nei vostri occhi per sempre.
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