di Leonardo Vittorio De Pietro

Oggi il vero lusso in viaggio sia poter vivere un’esperienza quanto più autentica possibile. Ed è proprio in questo contesto che il turismo rurale, soprattutto nelle aree interne, in quelle agricole e nelle zone montane. Si tratta di un tipo di turismo lento basato su un rapporto diretto con le comunità locali, che contribuisce alla valorizzazione del territorio e allo sviluppo sostenibile delle destinazioni. Il turismo rurale e l’ospitalità diffusa stanno ridisegnando il modo di viaggiare in Italia. rurale si compone di una moltitudine di riflessioni che si riferiscono a discipline e metodologie diverse. Il termine stesso “turismo rurale” non ha una definizione condivisa. In alcuni lavori, è usato indiscriminatamente per includere tutte le attività turistico ricreative che si svolgono nello spazio rurale, in altri si concentra unicamente sulle attività che riguardano l’agricoltura, la trasformazione o la produzione locale.


La definizione di “turismo rurale” come “qualsiasi attività turistica che si svolge nelle zone rurali” è situato in zone rurali che integra le caratteristiche uniche del patrimonio, come l’ambiente, l’economia e la storia. Raccolgono cronologicamente tredici definizioni al fine di illustrare un graduale cambiamento di ciò che si intende per turismo rurale. Essi sostengono che il legame tra turismo e agricoltura diventa progressivamente più debole, passando da un turismo presso aziende agricole ad un turismo presso aziende turistiche.
Sostengono che il turismo può definirsi “rurale”, quando esistono forti vincoli con le attività economiche e produttive del territorio e sono presenti tre caratteristiche principali: l’integrazione e la sostenibilità.

È evidente che il turismo rurale diventa esperienza cosi come tutte le forme di turismo contemporaneo, è in rapida evoluzione trainato dalla domanda di un nuovo tipo di consumatore che non ricerca più semplicemente la fruizione di un luogo diverso, ma l’esperienza di una realtà di vita alternativa, che abbia come centro non il “cosa posso acquistare che non posseggo”, ma “cosa posso provare che non ho ancora sperimentato”.


Un’evoluzione già in atto nelle località turistiche sta determinando in Italia una differenziazione dei prodotti turistico-territoriali fondata sul passaggio da fattori di attrattiva tradizionali (mare, montagna e arte) a fattori di attrattiva legati ai contenuti “esperienziali” e “a specifiche caratteristiche dei contesti”. In tal senso, accanto ai prodotti turistici tradizionali (città d’arte, località balneari, località montane) – che hanno raggiunto una fase di maturità e che possono risentire di una stagionalità nell’andamento dei flussi – vengono creati, in risposta ai bisogni emergenti della domanda, nuovi prodotti turistici (itinerari culturali minori, itinerari enogastronomici, percorsi benessere, musicali, del cineturismo), che consentono di valorizzare le risorse locali e di scoprirne le potenzialità.
Gli imprenditori rurali sembrano rispondere alla nuova domanda esperienziale ponendo nuovamente al centro della loro attività la pratica agricola tradizionale e rendendola fruibile ai turisti.

I casi studio hanno evidenziato la creazione di dinamiche nelle economie turistiche locali, legate ai processi di produzione, in cui l’attività agricola è capace di differenziare l’offerta turistica. L’integrazione di elementi quali il territorio, la produzione alimentare locale e tradizionale e le reti tra attori, può caratterizzare spazi locali di cooperazione e rafforzare lo sviluppo neoendogeno sul territorio stesso.
Dai casi analizzati emerge un nuovo interesse anche per l’agricoltura, una delle tendenze poliedriche di intendere il turismo rurale vincolato a nuove pratiche di tipo sostenibile. Emergono nuove reciprocità che mettono al centro della relazione tra turista e territorio, l’esperienza della pratica agricola. Il turista chiede di poter sperimentare in prima persona l’attività produttiva, e il nuovo imprenditore agricolo integra e completa la sua offerta in maniera tale da potergliela fornire. La creazione di questa nuova relazione porta il turista a scoprire il territorio attraverso il ciclo produttivo e fa si che il produttore trasmetta le sue conoscenze ed il suo legame con il territorio.


Il turismo rurale negli ultimi anni è diventato un mezzo efficace per affrontare il problemi socio-economici delle aree rurali in generale e del settore agricolo in particolare. Indipendentemente dalle definizioni statiche, che a volte rischiano di deviare la discussione sulle tendenze emergenti, è importante sottolineare che questa transizione si riferisce ai principi ispiratori dell’attività e dello spirito imprenditoriale degli agricoltori. Le aziende agricole vanno oltre la sola offerta di pernottamento e pasti, riaffermando il ruolo della produzione agricola e delle attività ad essa connesse. In molti casi questa prima fase coincide con la trasformazione in attività commerciale di pratiche, già presenti in azienda, legate soprattutto al lavoro femminile ma anche alla preparazione, professionalità e sensibilità degli operatori agricoli. Per poter adeguarsi infatti alla nuova domanda turistica, gli operatori agricoli aggiornano le loro competenze trasformandosi sempre più frequentemente da agricoltori ed allevatori a veri e propri imprenditori del territorio. Questa nuova figura trae dal territorio e dalla pratica agricola gli elementi necessari e imprescindibili per il successo della propria attività sia turistica sia agricola.


Valori forti legati alla sostenibilità rappresentano un punto di partenza nelle esperienze presentate. I due casi hanno sede in zone svantaggiate e periferiche rispetto ai flussi turistici convenzionali. Per superare gli svantaggi strutturali le aziende agricole hanno deciso di diversificare la propria offerta, integrando anche il trasferimento di conoscenze ed esperienze della loro vita rurale ai propri ospiti. Un ruolo essenziale per migliorare la visibilità e potenziare l’offerta turistica nelle zone rurali è rappresentato da nuove forme di comunicazione come l’accesso a Internet ed ai social network, ma anche la creazione di reti formali e informali, che sono un importante supporto alla diffusione delle opportunità locali e alla dinamizzazione delle economie rurali. Lo scambio di prodotti e di conoscenza condivisa all’interno delle reti informali tra produttori, rappresenta un elemento rilevante soprattutto in un contesto sociale rurale in cui la pratica collaborativa non è diffusa. Entrambe le aziende hanno ricevuto finanziamenti da programmi europei di sviluppo rurale per migliorare la propriaimpresa e le strutture ricettive.
La difficoltà nella creazione di sinergie e processi di cooperazione a livello locale, insieme alla necessità di un maggiore appoggio istituzionale, continuano ad essere indicati come fattori limitanti in un’ ottica di valorizzazione turistica delle aree prese in esame.

Il turismo rurale è oggi una delle colonne portanti dell’offerta turistica italiana e si rivela fondamentale per contrastare lo spopolamento delle aree interne; come sfruttare il pieno potenziale e organizzare l’offerta?

Cosa s’intende per turismo rurale? “Una tipologia di turismo in cui il viaggiatore fa esperienza di un ampio ventaglio di attività legate alla natura, all’agricoltura, allo stile di vita rurale, alla pesca ricreativa e all’esplorazione del territorio”.

La caratteristica distintiva del turismo rurale è il luogo in cui si svolge, non la motivazione del viaggio o le attività praticate.  Essa presenta una bassa densità abitativa: il paesaggio è caratterizzato da un uso e una vocazione prevalentemente agricola e/o forestale con la struttura sociale e gli stili di vita riflettono tradizioni consolidate. Tra le attività turistiche principali rientrano le esperienze enogastronomiche, che trovano proprio nelle aree rurali il loro contesto ideale.

È importante sottolineare che “turismo rurale” non è sinonimo di “agriturismo”. In Italia, infatti, l’agriturismo è un’attività svolta da un’azienda agricola che offre ospitalità, ristorazione o altri servizi turistici, nel rispetto di specifici requisiti normativi.

Le aree rurali sono già oggi uno dei punti di forza dell’offerta turistica nazionale: Il 20,7% dei pernottamenti dei turisti stranieri in Italia (48,5 milioni di notti) si concentra in questi territori. In Francia la percentuale è simile, ma il volume è inferiore (28,5 milioni), mentre in Spagna la quota è decisamente più contenuta (2,2%, ovvero 6,5 milioni). Il 60% degli italiani ha effettuato almeno un viaggio in una destinazione rurale nell’ultimo anno, e il 93% ha intenzione di farlo nei prossimi dodici mesi. I punti di forza: bellezza, cultura ed enogastronomia

I principali motivi di scelta sono: la bellezza dei paesaggi (indicata dall’11% dei turisti italiani), la cultura (10%) e l‘enogastronomia (9%)

Chi visita queste aree apprezza in particolare la qualità della ristorazione ed il rapporto qualità/prezzo. Le regioni più amate dagli Italiani. Le regioni più amate dagli italiani per il turismo rurale sono: Toscana (19,1% di preferenze), Umbria (10,2%), Puglia (4,9%), Calabria (3,6%). Il turismo rurale rappresenta una leva strategica per valorizzare territori spesso marginali, colpiti da spopolamento e carenza di opportunità economiche.

Le opportunità, se ben gestito, può: aumentare la visibilità delle aree interne, favorire la diversificazione delle economie agricole, generare benefici diffusi per la comunità, contribuire alla tutela e riscoperta del patrimonio locale. L’interesse crescente per il benessere, la natura e l’enogastronomia crea condizioni favorevoli allo sviluppo turistico in questi contesti.

Per sviluppare il turismo rurale in modo efficace, è necessario: migliorare le infrastrutture – trasporti, digitalizzazione, servizi essenziali, incentivare i giovani a restare e investire nei territori rafforzare la formazione e le competenze professionali nel settore, facilitare l’accesso ai finanziamenti e alle opportunità disponibili.