L’Invisibile dell’Arte: per la settimana di Rome Art Week a cura del maestro Guglielmo Zamparelli.
Di Rosario Sprovieri

È stato un autentico privilegio del cuore e dello spirito aver assistito all’inaugurazione della mostra: ”L’invisibile dell’Arte”, a cura del maestro Guglielmo Zamparelli e allestita nel Foyer del Centro Euclide a Roma. In esposizione le opere di diciotto pittori e scultori dalla spiccata sensibilità, uniti in un viaggio dell’anima verso ciò che si vede principalmente con il cuore.

Questo percorso trae la sua luminosa ispirazione dal pensiero di Aby Warburg, straordinario storico dell’arte del primo Novecento, che custodisce un posto d’onore nella memoria di chi ama e crea l’arte per la sua sublime capacità di spingere lo sguardo oltre la superficie. Warburg ci ha lasciato in eredità un insegnamento immenso, oggi più che mai attuale: l’immagine è molto più di ciò che appare. Egli aveva compreso che dietro ogni forma si nasconde un nucleo vibrante, una sorgente di energia invisibile e ancestrale che attraversa i secoli e giunge a noi intatta nella sua potenza emotiva.

Con questo appuntamento ci si è prefissi di seguire proprio questa straordinaria intuizione, come spiega il curatore Zamparelli: cercare quella verità che dovrebbe guidarci all’interno di ogni sala espositiva, andando oltre la materia stessa. I colori, le forme e le linee sono solo il corpo fisico di un’entità ben più profonda, realtà impercettibili che abitano il silenzio. In ogni creazione pulsa, come un battito cardiaco segreto, quell’universo impalpabile che chiamiamo Arte.
La narrazione di questo viaggio si sviluppa attraverso due momenti straordinari che costituiscono l’essenza stessa dell’esperienza estetica:

Il primo momento appartiene interamente all’artista ed è l’invisibile dell’atto creativo, il mistero insondabile della genesi. Nel silenzio profondo del fare solitario – la stanza acustica dove i pensieri hanno una propria sonorità – l’autore isola il mondo esterno. In questo mare dell’anima, l’artista si immerge nel buio interiore per riportare a galla una luce speciale da donare al mondo. È l’attimo in cui l’opera trattiene per sempre un frammento di tempo unico e intimo: il fervore dell’idea, il battito accelerato e la condizione emotiva che ha mosso la mano, imprimendo la memoria eterna in una clessidra invisibile che attraversa i confini del futuro.

Poi accade il miracolo del secondo momento, quel legame prodigioso che appartiene al fruitore e che si compie nell’esatto istante in cui lo sguardo incontra l’opera. In quella frazione di secondo si accende una magia irripetibile, in cui l’attenzione non si limita a scivolare sulla superficie, ma va dentro, fino alle corde del cuore. Viene richiamata la storia personale di chi guarda, la meraviglia immediata che toglie il fiato, la sorpresa dell’impatto visivo e tutto l’universo emotivo, fisico e spirituale che ci si porta dentro. Si crea così una complicità intima, una risonanza profonda e un ponte teso tra anime che non si ripeterà mai più con la stessa identica intensità.

L’arte trova la sua vera giustificazione solo in questo dialogo silenzioso e fecondo, in questo spazio d’incontro dove l’invisibile dell’artista incrocia l’invisibile del pubblico per completarsi a vicenda. Le creazioni sono come spartiti musicali silenziosi, e gli occhi del visitatore sono lo strumento che permette a quelle note mute di risuonare in infinite armonie.

Camminiamo perciò tra le opere senza alcuna fretta, muovendoci non solo con gli occhi, ma con la mente aperta al mistero e con il cuore spalancato. Perché in ogni singola pennellata, in ogni segno sulla materia e in ogni sfumatura di luce c’è molto altro da scoprire: c’è l’invisibile dell’arte in attesa di una preziosa visione umana.
